REPOST – Cipro è l’ultima vittima della soluzione tedesca “one size fits it all” alla crisi dell’eurozona

Articolo di Adonis Pegasiou pubblicato su questa pagina del blog EUROPP. Licenza di LSE EUROPP blog a norma della licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 UK: England _ Wales. Traduzione italiana di Roberto Casiraghi effettuata con il permesso degli aventi diritto.

Cipro è l’ultima vittima della soluzione tedesca “one size fits it all” alla crisi dell’eurozona. (“one size fits it all” significa pretendere di applicare uno stessa misura a realtà diverse e incompatibili fra di loro NdT)
Martedì il parlamento cipriota ha respinto il piano di salvataggio internazionale volto a mantenere in piedi le banche del paese a rischio di collasso. La parte più controversa dell’accordo era la tassa sui depositi bancari di Cipro per un valore complessivo di 5,8 miliardi di euro. Adonis Pegasiou scrive in questo articolo che l’accordo, propugnato dalla Germania, può creare un precedente suscettibile di comportare una caduta della fiducia in altri paesi del Sud Europa. Pegasiou sostiene che la misura dimostra che alla Germania non dovrebbe essere consentito di imporre le soluzioni che le piacciono alle economie europee in difficoltà.

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COMMENTI A CALDO – Banche dati dello stato, un piatto succulento per gli hackers

Commento lasciato su questa pagina del sito Huffington Post

Mi sembra ovvio che quei dati rimarranno per sempre a disposizione sia dello Stato che di tutti gli hacker del mondo, quelli che lavorano per le grandi organizzazioni criminali e quelli che, poco più che semplici ladri e taglieggiatori fai-da-te, hanno l’hobby dell’hacking.

In compenso, i dati raccolti serviranno, con il redditometro, a colpire ogni anno 35.000 italiani che verranno accusati di evasione fiscale sulla base di parametri assurdi e di statistiche irrilevanti. “Dovremmo preoccuparci di queste banche dati” dice Debenedetti, l’autore dell’articolo. Chi è a conoscenza della cosa (io, Debenedetti, i commercialisti, gli avvocati fiscalisti e chi, ahinoi, è già capitato nel tritacarne dell’Agenzia delle Entrate) se ne preoccupa, eccome se se ne preoccupa, ma non ha comunque il potere di difenderci perché lo Stato, bisognoso di sempre più soldi, ha creato da anni una legalità parallela a base di inosservanza della Costituzione, delle leggi dello Stato e dello Statuto del Contribuente, inversione dell’onere della prova, presunzioni assurde e vessatorie, rifiuto di pagare i danni e le spese legali al contribuente che si difende vittoriosamente perfino in presenza di una sentenza di condanna. E tralascio tutto il resto perché Franco Debenedetti lo sa benissimo.

Però quando mai politici, economisti, giornalisti, commercialisti e fiscalisti hanno fatto una vera opposizione a questa illegale legalità parallela? La risposta si compendia in tre lettere: mai.

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COMMENTI A CALDO – Giudici che devono applicare le leggi ingiuste

Commento lasciato su questa pagina del Fatto Quotidiano con alcune modifiche successive

Quella del magistrato non è una professione, ma una posizione di potere – e anche di grande e a volte illimitato potere – inquadrata in una gerarchia che ha spesso al proprio vertice  dei personaggi scelti dal potere politico per “contenere”, “influenzare” e “coordinare” quello dei magistrati. Ricordo anche che negli Stati Uniti il giudice è quasi sempre un avvocato oppure, per le cose minori, una persona qualsiasi eletta direttamente dal popolo, il che evidenzia in modo netto il ruolo politico del giudice. Ossia negli Stati Uniti è chiaro a tutti che il giudice è il “cane da guardia” della società o, come altri preferiscono pensare, il “cane da guardia” delle èlites della società. Chi pensa che non sia così e che un giudice sia o debba essere “indipendente” non ha mai riflettuto sul fatto che un giudice, per essere tale, è obbligato ad accettare le leggi dello stato sia che esse siano giuste, sia che esse siano ingiuste, ad personam, o scritte su dettatura delle lobby. Ora, come è possibile stimare a priori una persona che applica le leggi dello stato anche quando esse sono ingiuste? Questo è l’insuperabile paradosso della figura professionale del giudice, e di chi, come me, vorrebbe sempre stare dalla parte dei magistrati, ma non può.

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STATO DI CRISI – Voci tedesche sulla Germania

Non tutte le voci provenienti dalla politica e cultura tedesca approvano quello che sta succedendo e si entusiasmano per il nuovo ruolo della Germania, non più pari tra pari, ma prima inter pares, per così dire. Jean-Claude Juncker, ex-presidente della Commissione Europea e lussemburghese di lingua tedesca, ha per esempio scritto:
“Wer glaubt, dass sich die ewige Frage von Krieg und Frieden in Europa nie mehr stellt, könnte sich gewaltig irren. Die Dämonen sind nicht weg, sie schlafen nur.”
Traduzione: “chiunque pensi che l’eterna questione della guerra e della pace in Europa non si porrà mai più, potrebbe sbagliarsi in modo gigantesco. I demoni non sono scomparsi, stanno solo dormendo.”
E questo è invece Jakob Augstein, figlio del fondatore del settimanale Der Spiegel (Lo specchio) in un articolo pubblicato qualche giorno fa sullo Spiegel Online:
“Wie schon zweimal zuvor in ihrer jüngeren Geschichte lassen sich die Deutschen immer tiefer in einen Konflikt mit ihren Nachbarn führen. Ohne Rücksicht auf die Kosten und mit einem Ziel, das einem Angst und Bange werden kann: die deutsche politische Vorherrschaft auf dem Kontinent. Merkels Vorstellung von europäischer Integration sieht so aus: Europa soll sich Deutschlands Politik beugen.”
Traduzione: Come già successo due volte nella loro storia recente, i tedeschi si stanno facendo coinvolgere sempre più profondamente in un conflitto con i propri vicini. Senza neanche pensare a quanto potrà loro costare e con un obiettivo che fa venire solo paura: la supremazia politica tedesca sul continente. L’idea di integrazione europea della Merkel sembra essere la seguente: l’Europa deve piegarsi alla politica tedesca e basta.
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STATO DI CRISI – Domande e riflessioni sul caso Cipro

Ecco alcune riflessioni alla rinfusa, per quello che possono servire visto che in situazioni di crisi il ragionamento è la prima vittima che cade sul campo e ognuno si affanna a cercare capri espiatori che possano distogliere l’attenzione dalle proprie colpe:

  1. Cipro venne accettata nell’Unione Europea nel 2004 sapendo benissimo che aveva un sistema bancario basato su quella che si chiama molto impropriamente evasione fiscale. Dico impropriamente perché si dimentica con troppa facilità che l’evasione va dimostrata e non solo proclamata. Altrimenti si sta solo facendo il lavoro degli untori o presuntori che dir si voglia. Faceva condizioni di tasso particolari alla clientela? Che cosa strana, banche che fanno condizioni di tasso diverse l’una rispetto all’altra! E che ne è della tanto proclamata avversione ai cartelli? E dell’altrettanto proclamata libertà di movimento dei capitali? E, in tutti i casi, qual è la base legale del rovesciamento della frittata ossia, fuor di metafora, del fatto che quello che andava bene 9 anni prima improvvisamente non va più bene ora e anzi deve determinare delle pesantissime sanzioni? E, ulteriormente, dato che esistono liste ufficiali di paesi che sono considerati paradisi fiscali (black lists) e per questo soffrono di diversi tipi di sanzioni e restrizioni, come mai Cipro non è stato incluso? E se non è stato incluso a che titolo si può rimproverare a Cipro di  essere un paradiso fiscale? Se invece fosse stato incluso anteriormente al 2004, come mai Cipro venne accolto nell’UE tenendo presente che ogni paese deve sottostare a una lunga e minuziosa procedura di controllo prima di poter essere accettato come membro dell’UE?
  2. Siamo ancora in un contesto legale oppure si sta recitando a soggetto e il nuovo potere tedesco sta facendo le prove di scena di quanti atti arbitrari, non giustificati dalla vigente legislazione europea, riesca a commettere prima che qualcuno dei partner si decida ad intervenire in difesa della legalità comunitaria? Oppure siamo già in una situazione post-legalitaria nel senso che con i vari trattati firmati con gli occhi bendati dagli europarlamentari si è già effettivamente creato il totalitarismo assoluto di cui parla Pier Giorgio Gawronsky e si è già dato alle istituzioni europee potere di vita e di morte sui parlamenti e sulle nazioni europee?
  3. C’è stato un effetto domino a danno di Cipro da parte della Troika per comprometterne volutamente l’economia? Ossia, la soluzione che la Troika ha scelto per la Grecia, obbligando i creditori dei bond greci ad accettare un taglio di valore del 50% (ma in realtà con perdite reali di oltre l’80% ) venne presa per il motivo che si sapeva che, inevitabilmente e per effetto domino, Cipro avrebbe subito un colpo mortale che avrebbe poi permesso alla Troika di passare alla fase B del suo piano, quella che stiamo osservando in questi giorni?
  4. La parola d’ordine “banche ipertrofiche” lanciata dai troikisti e che si riferisce al fatto che un sistema bancario attira fondi di risparmiatori esteri coincide con un reato valutario dimostrabile? E se non è così, non si tratta allora di quella che in Wikipedia viene definita una “weasel word” (parola di faina), ossia un’espressione furba e mistificatrice che serve a far credere che dietro un qualcosa di perfettamente legittimo si celi qualcosa di illegale? E se le banche ipertrofiche sono qualcosa di legale, ma considerato comunque illegale per puro arbitrio troikista, come si deve comportare il cittadino che voglia trasferire il proprio denaro in un paese qualsiasi dell’Unione Europea (o anche fuori dall’Unione Europea, visto che ad oggi non è vietato farlo)? Dovrà consultare i bilanci della nazione estera per cercar di capire se la sua economia bancaria è ipertrofica, trofica o non trofica? E che riflessi si possono avere su piccole economie come quelle di Malta o del Lussemburgo che sembrano essere esattamente nelle stesse condizioni di Cipro e, nel caso di Lussemburgo, addirittura peggiori visto che quest’ultimo ha un’economia bancaria che è 60 volte il proprio PIL? Faranno anch’esse la fine di Cipro? E, ulteriormente, dove finirà l’effetto domino, tenendo presente che l’Italia offre tassi di interesse mediamente molto più elevati della Germania? Siamo anche noi suscettibili di finire sotto la scure della Troika? E che pensano di ciò i nostri leader politici che finora hanno firmato tutte le cambiali in bianco che la premiata ditta Merkel-Schaeuble ha presentato loro?
  5. La vicenda di Cipro è stata la cartina di tornasole per vedere la vera faccia di intere nazioni, giornali, economisti e uomini politici. Sulla base delle loro reazioni, è ora possibile riconoscere gli autentici nemici dell’umanità, che fanno passare le loro teorie sopra alla carne viva dei popoli condannandoli al sacrificio in nome della salvezza dell’euro o di altri concetti astratti. Anche ampi strati di popolazione delle varie nazioni hanno a volte rivelato uno spessore morale e intellettuale davvero esile, una drammatica incapacità di giudicare correttamente i fatti e, soprattutto, l’assenza di un senso minimo di solidarietà con gli altri popoli della comune “patria” europea, sentimento che è stato sostituito spesso dalla superficiale disponibilità ad accusare interi popoli di essere evasori col che anche i neonati, i minori di età, i malati, i disoccupati, i poveri, i pensionati, i dipendenti e i funzionari  diventano evasori e condannati al sacrificio senza pensarci due volte perché immeritevoli di essere salvati. Un tempo non avremmo mai potuto conoscere cosa c’è nella mente della gente ma oggi, con i giornali online, nel giro di qualche ora si può passare da Die Welt a El Pais, dal Guardian a Le Monde, dal Corriere della Sera al Svenska Dagbladet e entrare nella testa della gente e nei suoi spesso arrugginiti meccanismi mentali e spiriturali. Ci troviamo tanta voglia di capri espiatori, tanta voglia di vittimizzare gli incolpevoli, tanto autoritarismo di ritorno e, anche, tanto silenzio, tanta incapacità di parlare di ciò che è successo nei termini esatti in cui è successo come se delle cose che succedono siano titolati a parlare solo i giornalisti, che, però, come tutti sanno, sono più bravi a coprire che a svelare gli arcani.
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DIGIMONDO – La CIA nelle nuvole

Sul Fatto Quotidiano è comparso un interessante articolo intitolato “Usa, accordo tra CIA e Amazon per memorizzare i dati immessi sui social network”. Siamo sempre all’interno del progetto Grande Fratello che con la scusa dell’antiterrorismo “obbliga” la CIA a procurarsi tutti i dati di tutti gli utenti della rete per inglobarli in immensi database da cui, premendo un tasto, dovrebbero, nelle intenzioni, uscir fuori i nomi dei prossimi autori di attentati terroristici. Ma non è questo che volevo far rilevare, anche perché il metodo più sicuro che la CIA ha per scoprire eventuali attentatori è da sempre l’infiltrazione di agenti segreti che “stimolino” le attività terroristiche in ambienti che si sanno ricettivi a questo tipo di tentazioni. Con la speranza, poi, di poter arrivare in tempo a disinnescare il pericolo auto-provocato.
Il fatto è che, con la riduzione dei fondi governativi, la CIA non può più permettersi di spendere in attività realmente produttive di risultati, ma troppo costose, e sta quindi ripiegando su sistemi più economici, ovvero dei metodi statistici/algoritmici basati su dati reperibili sulle reti sociali, dati che saranno ospitati su una gigantesca nuvola fornita da Amazon e successivamente analizzati. Esempio: ti chiami Khan e su Twitter hai cinguettato che ti piace Bin Laden? La roulette russa americana si metterà in moto e magari sparerà fuori il tuo nome con tutte le conseguenze del caso.
C’è un problema però: che mettere i dati nella nuvola (in ogni nuvola!) è il miglior modo per gli hacker russi e cinesi di appropriarsene. La sicurezza della nuvola è infatti presunta perché il criptaggio dati è comunque una tecnologia che non garantisce un’assoluta certezza. Per capirci: se non riesco a decodificare i dati posso pur sempre cercare di rubare la chiave del criptaggio. E tutti i dati saranno miei senza alcun altro sforzo. Inoltre: un dato è sicuro quando non si sa nemmeno che esista, non si sa dove sia ospitato e come sia protetto. Da questo articolo pare invece di capire che la CIA non abbia alcun problema a far sapere di questi dati vita, morte e miracoli ancor prima di averli raccolti. Che sia tutto un depistaggio?

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LETTURE ESTERE – La Germania ha creato un impero per caso

Consiglio a tutti la lettura di questa intervista a Ulrich Beck, autore del libro German Europe (Un’Europa tedesca) che, a mia conoscenza, è la prima ammissione ufficiale del fatto che la Repubblica Federale Tedesca, approfittando della crisi, si stia costruendo una vera e propria posizione dominante in seno all’Unione Europea in luogo della partnership di eguali su cui questa si sarebbe dovuta basare. La tesi di Beck è però che la Germania non ha voluto imporsi deliberatamente agli altri partner ma ha creato “un impero per caso” (an accidental empire). Beck afferma che la base del suo attuale potere non sono le armi, per cui è improprio parlare di Quarto Reich, ma l’economia. Inoltre sostiene che la crisi ha improvvisamente creato una demarcazione netta tra nazioni che fanno parte dell’euro e nazioni che, pur facenti parte dell’Unione Europea, sono fuori dall’euro come la Gran Bretagna. Quest’ultima, per esempio, ha già perso il potere di veto che deteneva. Tra le varie osservazioni interessanti, anche se non sempre condivisibili, ce n’è una che riguarda la tattica attendista della Merkel che sembra una persona incapace di prendere decisioni ma che in realtà aspetta solo il momento più opportuno per entrare in azione (o, come direi io, balzare sulla giugulare della nazione avversaria). L’articolo propone anche il solito campionario di ideologismi sterili, sogni ad occhi aperti e frasi retoriche come questa “dobbiamo ridefinire la democrazia partendo però dal basso verso l’alto” (we need to redefine democracty from the bottom up”). In tutti i casi, segnalo che Beck ha scritto assieme a Daniel Cohn-Bendit un manifesto chiamato “We are Europe” in cui, tra le altre cose si propone che ogni cittadino europeo possa trascorrere gratuitamente un anno all’estero impegnato in qualche tipo di progetto a contatto con altri cittadini europei in modo da creare dei legami più profondi che cementino anche spiritualmente l’unione dei cittadini d’Europa.

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LETTURE ESTERE – Hollande, il grande assente

Su questa pagina del quotidiano greco Ethnos (La Nazione) il premio nobel britannico-cipriota Christopher Pissarides (vedi la sua breve biografia su Wikipedia qui)  afferma che “per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, il presidente francese non ha una posizione forte su ciò che sta accadendo in Europa”. E continua affermando che Hollande, che tante speranze aveva suscitato inizialmente per una diversa gestione della crisi europea, è completamente sparito dalla circolazione. Mi aggancio a questa riflessione per dare una spiegazione fin troppo ovvia: come tanti governanti opportunisti, anche Hollande ha interpretato la parte dell’innovatore, dell’antitedesco, solo per vincere le elezioni. Una volta ottenuto il suo scopo, si è dedicato ad altro. Tra la coerenza e le battaglie navali di terra, ha preferito queste ultime dandosi da fare in Mali e, ultimamente, anche in Siria. Del resto non è il primo politico europeo che per vincere le elezioni falsifica la propria vera posizione e fa vedere lucciole per lanterne. Antonis Samaras in Grecia ha vinto contro Syriza impostando la campagna sulle tematiche anti-troika tipiche di Syriza e poi se le è scordate strada facendo continuando beatamente a supportare la Troika. Vedendo però chi è, dove ha studiato e cosa ha fatto nella sua vita Hollande si capisce improvvisamente tutto. Ah, a proposito, Hollande è socialista. Come Bersani, come Papandreu, come Zapatero. Tutta gente che al primo spirare del vento germanico, ha deciso di soffiare dalla stessa parte.

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COMMENTI A CALDO – Monti, uomo della Troika

Commento lasciato su questa pagina del sito del Corriere della Sera

Monti è l’uomo della Troika in Italia, per questo ce lo ritroveremo ancora. Quanta confusione, poveri italiani. Non sappiamo le lingue, non leggiamo cosa scrivono su internet i giornali stranieri, ci accontentiamo delle quattro manipolazioni che ci passa la stampa e la tv nostrana e, come giusto contrappasso, non sappiamo poi nulla di ciò che è successo, di cosa sta succedendo e, soprattutto, di cosa sta per succedere. Lo dimostra in modo inconfutabile un fatto noto, ahimé, solo agli specialisti: l’Italia negli ultimi dodici mesi, tramite i suoi illustri esponenti politici, il suo illuminato parlamento e i suoi coraggiosi europarlamentari, ha firmato tutta una serie di contratti-capestro con cui ha affidato la gestione della propria economia all’Unione Europea, che, come sappiamo tutti, sta seppellendo una dopo l’altra le economie dei paesi del Sud trasformandole in terra bruciata. Si pensi che perfino la legge finanziaria sarà d’ora in avanti soggetta all’approvazione di Bruxelles che potrà imporre tagli e modifiche a suo piacimento. In pratica è come se il titolare di un appartamento consegnasse a qualcun altro le chiavi di casa e dovesse ogni volta chiedere il permesso se vuole rientrare nei suoi locali. E ora che abbiamo consegnato le chiavi dell’Italia all’Europa ci vien chiesto di infervorarci per chi sarà il nuovo presidente del consiglio! Ma i giochi sono già fatti, chiunque vinca ha già comunque vinto la Merkel, la Troika e Mario Monti. Scommettiamo che ce lo ritroveremo presto al timone di questo nostro povero, ingenuo, tradito e disastrato paese?
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COMMENTI A CALDO – I giochi ormai sono fatti. E siamo in trappola.

Commento lasciato su questa pagina del sito di Rifondazione Comunista

Dobbiamo tutti capire che si è trattato di un progetto contro le nazioni che costituiscono l’Europa per “amalgamarle” brutalmente sotto l’egida sovrana della Germania. Ossia la Germania ha preso il posto degli Stati Uniti come gendarme europeo ma con l’aggravante che mentre gli Stati Uniti non ci mettevano il loro fiato addosso, la Germania lo fa e lo fa con la brutalità e l’intolleranza che le è tradizionale.
Se non lo capiamo, non muoviamo un passo verso la soluzione, visto che anche capendolo non è che si possa fare molto. Una volta devoluta la nostra sovranità all’Europa che ha provveduto a riconsegnarla ai tedeschi anziché usarla a beneficio di tutti, cosa ci rimane? Abbiamo un esercito di popolo? No. Abbiamo una force de frappe? No. Abbiamo grandi aziende? No. Abbiamo credibilità internazionale? No. Abbiamo un potere contrattuale da far valere? No. Abbiamo le mafie? Sì. Abbiamo una classe politica a cui non importa nulla dell’Italia e degli italiani? Sì. Abbiamo dei parlamentari europei che non capiscono niente dei meccanismi finanziari, strutturali e costituzionali europei? Sì. Abbiamo un popolo che neanche si accorge di quando gli portano via la sedia sotto al sedere? Sì.
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LETTURE ESTERE – Salario minimo svizzero a oltre 3000 euro?

Un’iniziativa sindacale, vista su questa pagina del Corriere del Ticino, sta avendo molto consenso nella Confederazione Elvetica: portare il salario minimo mensile svizzero a 4 mila franchi svizzeri (equivalenti oggi a circa 3200 euro). Il tutto si basa su un’iniziativa popolare denominata “per la protezione di salari equi” che ha già raccolto 112.301 firme e che è però avversata dal Dipartimento Federale dell’Economia. Vedremo se avrà degli sviluppi. In Svizzera al momento non esiste un salario minimo. Maggiori informazioni su questa iniziativa si possono ottenere alla seguente pagina di FAQ (pdf). Notare come una centrale sindacale di questa importanza non coinvolga né la parte di popolazione italiana, né quella francese. La documentazione infatti è disponibile solo in lingua tedesca.

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ULTIME PAROLE FAMOSE – Dichiarazione di Olli Rehn su Cipro nel 2005

È supremamente interessante leggere quello che scriveva su Cipro Olli Rehn, l’attuale vicepresidente della Commissione Europea, nel 2005 e confrontarlo con quello che dice ora. In fondo, gli uomini politici di razza si riconoscono dalla loro coerenza, no? Fonte: Europa Press Releases

Speech by Mr Olli Rehn - Member of the European Commission, responsible for Enlargement
Discorso del Sig. Olli Rehn – Membro della Commissione Europea, responsabile per l’allargamento della Comunità

“Cyprus: one year after accession” - Cyprus International Conference Center - Nicosia, 13 May 2005
“Cipro: un anno dopo l’adesione” - Centro Conferenze Internazionali di Cipro - Nicosia, 13 maggio 2005

Ladies and Gentlemen, I am glad to be here in Cyprus today, just one year after you joined the European Union. The accession of Cyprus has been a success story. You have new economic opportunities and you enjoy the security benefit of EU membership.
Signore e signori, sono felice di essere a Cipro oggi, solo un anno dopo la vostra adesione all’Unione Europea. L’adesione di Cipro è stata una storia di successo. Avete nuove opportunità economiche e godete del beneficio della sicurezza in quanto membri dell’Unione Europea.
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COMMENTI A CALDO – Rimborsi alle aziende. E chi ci crede più!

Commento lasciato su questa pagina del sito Rifondazione Comunista e ripubblicato qui in versione abbreviata

La Confindustria ha sempre fatto da spalla al regime e quest’ultima presa di posizione, doverosa ma mite come quella di un agnellino, lo conferma. A quanto pare l’industria nostrana, in piena fase di autoestinzione, non sa trovare altra reazione se non questo timido vagito per contrastare la brutalità del piano merkeliano di genocidio economico a danno del nostro paese, spondato in Italia da personaggi come Monti, Berlusconi e Bersani. L’Italia sembra ormai fatta di istituzioni di cartapesta, fantasmi di uomini e donne, un paese zombi e senza futuro. Almeno in Grecia c’è Syriza che in condizioni molto peggiori della nostra ha il coraggio di mettere alla gogna la Germania, responsabile di tutto quello che ci sta capitando, reclamando addirittura i danni di guerra. Maledetta e tradizionale acquiescenza italiana.

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AUTOINTERVISTE – Sulla Germania

D. – Ma perché ce l’hai tanto con la Germania?
R. – Non ce l’ho con la Germania, che ho ammirato e difeso per tutta la mia vita. Ricordo un piccolo episodio che risale all’anno 2000: una mia parente mi diceva di avere ancora un grandissimo risentimento verso il popolo tedesco che le impediva per esempio di prendere in considerazione l’ipotesi di andare a fare una vacanza nelle località turistiche come Friburgo o Monaco di Baviera. Io invece la rassicuravo sostenendo che i tedeschi non sono più quelli di allora, le giovani generazioni non hanno alcun legame con il passato e via discorrendo.
D. – Perché, adesso pensi che il legame con il passato ci sia?
R. – Adesso penso che ogni paese continua ad avere un filo rosso o nero, a seconda dei casi, che lo lega al proprio immediato passato. Questo filo è come un fiume che scompare dalla vista in un punto della terra, si immerge sotto alla crosta terrestre e nessuno lo vede più fino a che non riappare dopo centinaia di chilometri in un altro punto. Ossia, il filo che collega le generazioni non sempre è visibile ma esiste come memoria storica, e quindi come facilità a ricadere nelle stesse abitudini, non per cattiveria o malvagità, ma perché è più semplice tornare ad essere quello che si è sempre stati piuttosto che cercare di assumere un’identità diversa che “non ci sta bene addosso”. La Germania ha fatto di tutto per cercare di crearsi una identità diversa ma alla fine non ci è riuscita. Ed è ricaduta in pieno nel suo passato più disastroso.

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COMMENTI A CALDO – L’UE non è un progetto fallimentare, è peggio. È un progetto riuscito!

Commento lasciato su questa pagina del sito del Fatto Quotidiano

L’Unione Europea è ben lungi dall’essere un progetto fallimentare, come molti pensano, i suoi scopi li sta invece raggiungendo tutti uno dopo l’altro. Peccato che questi scopi non siano la creazione di una grande nazione di uguali che si sviluppa armoniosamente secondo le logiche di una democrazia partecipativa e solidale, come pensavamo noi ingenui, ma consistano invece nella germanizzazione dell’Europa all’insegna delle più sfacciate disuguaglianze tra le nazioni, dell’arbitrio decisionale più autoritario e del neoliberismo economico più becero e predatorio che si si mai visto nel nostro continente. Con il senno di poi, il panorama è davvero chiarissimo e dubbi non ne esistono più. Dunque il fallimento non è dell’Unione Europea, che ha solo fatto diligentemente quello che volevano che facesse chi l’ha fatta nascere, ma di noi semplici cittadini rei di non aver capito prima quale fosse il vero disegno. Per quanto mi riguarda, recito addolorato il mea culpa per essermi lasciato incantare dalla stampa di regime e dalla vil razza dannata dei prestidigitatori della politica e dell’economia. Ma ormai non mi incanta più nessuno, e certamente non questo articolo che cerca in tutti i modi di convincere le mosche che la carta moschicida rappresenta per loro un grande progresso.

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PENSIERI SULLA VIA DI DAMASCO – Ti ammazzo e sei tu l’assassino!

Un assassino uccide la sua vittima, ma non la diffama né le dice “Se stai morendo è colpa tua, sei tu l’assassino”. Quando invece uno stato potente commette un’atrocità contro un altro stato più debole prima lo diffama in modo da distogliere l’attenzione dall’atrocità e concentrarla invece sulla “cattiveria” o “stupidità” della vittima che deve SEMPRE risultare colpevole di quello che le sta capitando. Questo sta succedendo oggi con Germania, Olanda, Finlandia, Svezia impegnati a diffamare i paesi del Sud con le favole razziste dei popoli cicala, dei popoli che campano alle loro spalle, dei popoli che non pagano le tasse, dei popoli che non sarebbero mai dovuti entrare nell’euro o nell’Unione Europea.

PS Parecchi commentatori di quotidiani greci hanno fatto notare che dopo il ricatto tedesco a Cipro è stata Die Welt ad accusare Cipro di ricattare le istituzioni europee per essersi rifiutata di votare il pacchetto di misure predisposto per lei! Come volevasi dimostrare.

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I COMMENTI DEGLI ALTRI – Il caso marò

cornelius 4 ora fa
  • Prima, sono venuti meno alla parola data all’India. Adesso, vengono meno alla parola data ai marò. Mi sembra chiaro che l’elemento caratterizzante di questo Governo è il venire meno. Il problema è che in mezzo a tutte queste giravolte c’è, frastornato, il popolo italiano, tirato in mezzo a una vicenda che doveva essere e rimanere giudiziaria, e che, invece, si è trasformata in una Caporetto politica. Sotto gli occhi di tutti.
papelez 4 ora fa in risposta a cornelius
  • Certo che il lavarsene le mani dell’Unione Europea è emblematico… avrebbe dovuto intervenire da subito! Nella Nato e nell’UE ci siamo solo quando dobbiamo prestare le basi per attaccare la Libia e consentire di sorvolare lo spazio aereo?
lupesio 4 ora fa in risposta a papelez
  • Infatti l’Italia conta meno del 2 di briscola, e in effetti accogliere i due fucilieri come eroi, rimandarli in india, non rimandarceli più, e alla fine cambiare idea perché se no ci tengono l’ambasciatore in ostaggio, sono tutte cose che non contribuiscono a creare l’immagine di un paese da prendere seriamente. Se la Cina vincerà la terza guerra mondiale avremo tutti bandierine cinesi e li accoglieremo come liberatori, lasciando in soffitta quelle americane che avevamo nel caso vincessero gli americani. E’ così, siamo un popolo di razzisti e sbruffoni, ma alla fine, entriamo in guerra per il motivo sbagliato e appena le cose vanno male togliamo subito il rosso e il verde dalla nostra bandiera.
agendone 7 ora fa
  • Di fronte alla ciclopica, mondiale, epocale figura di letame della diplomazia italiana non c’è un solo partito politico che dica qualcosa!
sango 6 ora fa in risposta a alfio.farina
  • Guarda che sono i due Marò ad aver accettato di ritornare in India: avrebbero potuto rimanere in Italia.
alexandro 7 ora fa
  • Chi aveva detto che l’Italia non finisce mai la guerra con l’alleato iniziale?
giuppy 7 ora fa
  • La nostra diplomazia rimarrà negli annali per la lucida, spietata e….. pazzesca coerenza. Complimenti vivissimi!
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COMMENTI A CALDO – Sul concetto di merito

Commento lasciato su questa pagina del Fatto Quotidiano

La scuola è nata storicamente per selezionare la classe dirigente di un paese. Ma una classe dirigente non viene scelta perché è migliore ma perché è… scelta, ossia perché fa parte della crema della società, dei ricchi e potenti che si autoriproducono al potere cercando di emarginare le altre classi sociali. Il fatto di selezionare in base a criteri di apparente competenza, oltretutto, non indica minimamente che sia stato scelto il più meritevole. Il merito è infatti un concetto morale e per molti di noi, me compreso, un figlio di ministro che ha potuto avere una governante inglese sin da quando aveva 3 anni non è più meritevole, ma MENO meritevole, di qualcuno che pur sapendo un po’ meno bene di lui l’inglese, è nato in una famiglia che ha sempre dovuto lottare per la sopravvivenza. Il figlio di ministro, infatti, non avendo mai sperimentato le difficoltà della vita, ha una formazione umana gravemente insufficiente che si traduce spesso, come abbiamo potuto vedere per esempio nei protagonisti del governo attuale, in azioni non solo stupide ma che dimostrano completa disattenzione nei confronti delle sofferenze e delle ingiustizie che comportano, del tutto in linea con un atteggiamento elitario che è il vero marchio di fabbrica delle classi dirigenti tradizionali per le quali il popolo è bue e va guidato con le buone o con le cattive. I governi dei tecnici sono lì a farci vedere che il merito, inteso come valore etico, non è tale se disgiunto da buonsenso e da uno spirito autenticamente democratico e solidaristico.

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STATO DI CRISI – Cosa abbiamo imparato finora

Articolo che verrà mano a mano aggiornato nel tempo. Chi desideri collaborare indicandoci altre cose che “abbiamo imparato” dalla crisi sarà ringraziato e citato nei credits. Versione 1.0 del 20 marzo 2013.

Abbiamo imparato quanto segue:

  • che se avessimo potuto stampar moneta non avremmo avuto alcun altro problema se non un po’ di inflazione. Gente della mia età si ricorda l’inflazione degli anni ’60 e ’70, era sicuramente fastidiosa per i continui aumenti di prezzo ma ha anche consentito di pagare appartamenti che oggi valgono 200 mila euro la bellezza di… 6 milioni di vecchie lire.
  • che se qualcuno ci fa il discorso moralistico del debito dobbiamo prendere l’abitudine di considerarlo o una persona che non sa quello che dice o una persona falsa e tendenziosa che è bene tenere a distanza affinché non ci spenga la gioia di vivere. Senza indebitamento non esiste nulla di ciò che costituisce la civiltà come la conosciamo: non esisterebbero le banche quindi nessuno potrebbe mai costruire fabbriche, nuovi quartieri, ponti, strade, scuole, ospedali, aeroporti, navi. Pochissimi potrebbero avere una casa o un auto di proprietà perché non esisterebbero i mutui. Non ci sarebbe la borsa valori e quindi non esisterebbero le società per azioni. Addio dunque a Apple, Google, Microsoft, Facebook, IBM, Samsung, Coca Cola e a tutte le nostre amate multinazionali.
  • che se qualcuno ci dice che ci siamo troppo indebitati, ed è per questo che ci sta capitando quello che ci sta capitando, dobbiamo fargli notare rispettosamente che la Germania e il Giappone hanno un debito globale maggiore del nostro, senza parlare degli Stati Uniti che si permettono di avere quasi cinque volte il nostro debito. La Spagna, l’Irlanda, il Portogallo o Cipro avevano un indebitamento molto più basso del nostro e della Germania: ma questo non li ha salvati, anzi. Meno debito avevano e più sono stati colpiti.
  • che la chiave della crisi è il comportamento della Germania. Nulla si spiega senza la Germania e tutto si spiega con la Germania, i pregiudizi tedeschi, il razzismo tedesco, l’eccessivo potere tedesco all’interno delle istituzioni europee.
  • che la costruzione europea non era quello che pensavamo noi italiani. L’UE non è il tentativo di costruire una realtà più grande, più forte, più democratica, più capace di difenderci dai nemici possibili che stanno ad oriente e dagli amici delle multinazionali che stanno ad occidente. È invece un’architettura-guazzabuglio, un misto di democrazia e di totalitarismo, una giungla burocratica percorsa dalle razzie delle lobby euroamericane dove il cittadino non riesce a far sentire la sua voce, mentre il Parlamento Europeo non ha alcun potere reale e le cose le decide la nazione più forte, la Germania, che si impone a tutti gli altri paesi e decide le politiche, le leggi, le eccezioni alle leggi, chi punire, chi premiare secondo un concetto degno di una monarchia assolutista.
  • che gli economisti non ci sono di nessun aiuto per capire la crisi perché, salvo sparute eccezioni, sono allineati al regime, non ci dicono mai quello che è importante sapere, approfittano dell’astrusità della loro scienza per tagliar fuori dalla discussione il cittadino normale,  non hanno la minima capacità propositiva di alternative, non pongono le domande che sarebbe giusto porre, non sono mai d’accordo su nulla neanche tra di loro, non criticano ma anzi appoggiano acriticamente i piani ammazzapopoli di entità come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea e, cosa di una gravità inaudita, non dimostrano la minima sensibilità umana verso i disagi delle popolazioni colpite dalla crisi (non è raro vedere negli articoli degli economisti delle frasi di una glacialità tale difronte alle tragedie, quasi che la disumanità fosse una caratteristica connaturata alla loro figura professionale).
  • che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Europa. Ossia, hanno ancora le loro basi in tutti i territori dell’EU, ma la loro strategia geopolitica non considera più determinante quello che a noi è sempre parso intollerabile: il loro interventismo in tutte le cose europee. La conseguenza, purtroppo, non è stata quella che desideravamo. Non più tenuti a freno dal poliziotto americano, gli istinti di potere delle varie nazioni europee hanno ripreso forza e, ormai, in Europa ognuno fa quello che vuole secondo il potere di cui dispone. La Germania, senza che nessuno glielo chiedesse o la autorizzasse a ciò, ha deciso di prendersi la leadership della gestione della crisi e di fare il bello e il cattivo tempo con i partner che, imprevedibilmente, hanno accettato il ruolo, già collaudato al tempo della supremazia americana, di puro scendiletto. La Francia e/o l’Inghilterra, non potendo competere con la Germania nella gestione della crisi, hanno trovato un piacevole quanto tradizionale diversivo nella destabilizzazione di intere aree di mondo adiacenti all’Europa con allegre scorrerie in Libia, Mali, Siria. Quanto ai paesi europei tradizionalmente privi di potere, altrettanti vasi di coccio in mezzo ai vasi di ferro anglo-franco-tedeschi, per il momento stanno a guardare, allineandosi con chi sembra più forte. E senza minimamente porsi il problema di diventare più forti loro.
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REPOST – M5S, dizionario dell’inciucio

Articolo di MARCO TRAVAGLIO tratto da questa pagina de IL FATTO QUOTIDIANO del 20 marzo 2013

 I 5 Stelle che han votato Grasso contro Schifani sapevano bene chi è Schifani e hanno scelto il meno peggio, cioè Grasso. Ma non avevano la più pallida idea di chi è Grasso, e questo è un bel problema. Specie per chi dice di informarsi sul web per sfuggire alla propaganda di regime. Se l’avessero fatto davvero, avrebbero scoperto che il dualismo Schifani-Grasso era finto. Schifani è sempre piaciuto alPd, che infatti 5 anni fa non gli candidò nessuno contro, votò scheda bianca e mandò la Finocchiaro a baciarlo sulla guancia. Quando poi il sottoscritto raccontò in tv chi è Schifani, i primi ad attaccarmi furono Finocchiaro, Violante, Gentiloni, il direttore di Rai3 Ruffini e Repubblica. Schifani era il pontiere dell’inciucio Pdl-Pd. Così come Grasso che, per evitare attacchi politici, s’è sempre tenuto a debita distanza dalle indagini più scomode su mafia e politica, mentre altri pm pagavano e pagano prezzi indicibili per le loro indagini.

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STATO DI CRISI – Rafael Correas ci spiega la crisi

In questo video di YouTube (in lingua spagnola) Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, partecipando nel novembre dello scorso anno al ventiduesimo vertice ibero-americano a Cadice, in Spagna, viene invitato da Sua Maestà Re Juan Carlos a prendere la parola. E fa un discorso straordinario che è molto rilevante per capire anche la crisi in cui versiamo. Ma oltre ai contenuti è da sottolineare il tono accoratamente umano di Correa, il suo modo semplice e chiaro di spiegare le cose. Chi segue un po’ la nuova realtà ispanoamericana sa che nei paesi del socialismo bolivariano o simpatizzante con il socialismo bolivariano questo modo di parlare è la regola piuttosto che l’eccezione. Viene spesso definito populismo. Ma chi lo definisce tale? La gente che dice che Beppe Grillo è un buffone e un clown? La gente che dice che il mondo capitalista è il migliore dei mondi possibili? La gente dice che l’euro deve essere salvato anziché dire che i popoli devono essere salvati? Quella gente non è la “mia” gente.
Ecco ora il video.

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COMMENTI A CALDO – La “nuova” mentalità tedesca

Commento lasciato su questa pagina dell’Huffington Post

C’è una mentalità in molti leader tedeschi (Schauble, Merkel ma anche Steinbrueck, basta pensare a come ha insultato Beppe Grillo) che è chiaramente razzista e totalitaria. Molti di loro fanno delle affermazioni pubbliche che lasciano chiaramente intendere due cose:
- considerano le nazioni del Sud Europa come dei popoli inferiori che vanno “guidati”
- sono disposti a calpestare qualsiasi legge, qualsiasi impegno precedente e qualsiasi norma morale pur di ottenere quello che si sono messi in testa di ottenere.
Sono i nuovi crociati teutonici, che alla croce hanno sostituito il simbolo dell’euro.
Inutile dire che per quanto ammiri la cultura, la lingua e anche alcuni tratti del carattere nazionale tedesco, questi comportamenti richiamano inevitabilmente alla nostra mente i precedenti storici recenti di questo popolo “superiore”. Che non ha mai vinto una guerra, ma è stato all’origine di alcuni tra i maggiori conflitti e massacri della storia. Razzismo allora, razzismo oggi. Quello di ieri, sappiamo a cosa ha portato. Quello di oggi lo stiamo scoprendo giorno dopo giorno.
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CINGUETTIO – Il parlamento di Cipro respinge il ricatto della Troika.

Un microscopico paese con un pizzico di dignità fa franare i piani della cleptocrazia europea e tenta la via di una possibile resistenza contro il Quarto Reich attraverso un’inedita alleanza con la Russia di Putin. Auguri di cuore, Cipro!

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COMMENTI A CALDO – Chi è un terrorista

Commento lasciato su questa pagina dell’Huffington Post

Riguardo ai terroristi, ovviamente si tratta di una questione delicata. Come si dice spesso, quello che per qualcuno è un terrorista per qualcun’altro è un combattente per la libertà. Gli esempi sono davvero innumerevoli ma ne citerò solo alcuni: Ocalan è un terrorista per la Turchia ma un eroe per i curdi. Begin arrivò alle più alte cariche dello Stato israeliano ma in gioventù militò in un gruppo terrorista anti-inglese e in un attentato ad un albergo perpetrato dal suo gruppo morirono diverse persone. Se al concetto di terrorismo sostituiamo quello di sovversione scopriamo che anche alcuni dei nostri padri della patria, come Mazzini, erano considerati dei pericolosi sovversivi. E anche la Rivoluzione Americana fu capitanata da “sovversivi” che si ribellarono alla Gran Bretagna operando una illegale e sanguinosa secessione.
C’è poi un altro genere di considerazioni. E’ corretto o no considerare gli atti di violenza sempre e comunque come atti di terrorismo? Secondo me c’è una differenza sostanziale tra atti miranti a seminare morte alla rinfusa tra persone innocenti (il vero terrorismo) e quelli che invece si traducono in omicidi mirati, che potrebbero essere anche inquadrati tra gli atti di guerra non dichiarata. Del resto sono decenni ormai che la guerra non si dichiara più. La si fa, ma non la si dichiara. E quando non si ha paura di parere ipocriti si parla perfino di “peace-keeping” o di supportare la “pace”, magari a suon di droni e di bombardamenti chirurgici che equivalgono spesso a veri propri atti di terrorismo.
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CITAZIONI – L’eurozona come stato totalitario

Citazione di PierGiorgio Gawronsky tratta da questa pagina del Fatto Quotidiano

Noi assistiamo assieme allo stadio nascente di uno Stato totalitario, l’Eurozona. La BCE – potere non elettivo, dalle regole immodificabili, dal personale non sostituibile e perciò non responsabile delle sue azioni anche con 25 milioni di disoccupati – detta ai Parlamenti l’Agenda, ai Governi i Trattati; alla politica impone un pilota automatico.

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RISORGIMENTO ITALIANO – L’invadenza dell’inglese

Una notizia letta sul sito della Stampa riporta che anche all’università Ca’ Foscari di Venezia la conoscenza dell’inglese sarà condizione sine qua non per l’ammissione alla “prestigiosa” università. Dal punto di vista di questo sito, è evidente che si tratta di una pessima notizia. Altro è dire che è utile e importante conoscere le lingue straniere (e non solo l’inglese!), altro è impedire a chi conosca solo l’italiano l’accesso all’università, come se in italiano non fosse più possibile esprimere una conoscenza scientifica o culturale sufficiente. Se questo atteggiamento dovesse prendere piede (e sta prendendo piede!), l’italiano diventerebbe una lingua destinata a trasformarsi rapidamente in dialetto perché non sarebbe più vista come uno strumento adeguato per comunicare in ambito scientifico, tecnico e culturale. E’ quindi con estremo stupore che leggiamo che sarebbe addirittura il Ministro Profumo il responsabile dell’allocazione delle poche risorse disponibili alle università che accettano di “internazionalizzarsi”, ossia di deprimere la lingua nazionale.

Promemoria per la Costituzione 2.0: includervi la tutela obbligatoria della lingua italiana.

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COMMENTI A CALDO – La retorica dei poveri

Commento a questa pagina del sito Huffington Post

Non mi risulta che i terroristi non siano persone degne di fiducia. Se l’articolista parlasse di politici o giornalisti allora il discorso cambierebbe sensibilmente. Ma i terroristi, se pentiti, sono stati essenziali nello smantellamento delle organizzazioni terroristiche. E quando vengono arrestati vengono “fatti parlare”, segno che le autorità li ritengono in grado di fornire informazioni credibili. Il punto di partenza del ragionamento di Paolo Gambi mi sembra quindi poco fondato. Se poi si pensa che durante la dittatura tutte le alte cariche dello stato, della magistratura, della chiesa e della società civile dovevano tacere per evitare il peggio, non mi sembra che alcuno, nemmeno l’attuale papa, potesse fare a meno di con-tacere ossia di collaborare passivamente con il regime. Durante il fascismo la pressoché totalità degli italiani con-tacquero e collaborarono passivamente con il regime, si tratta di decine di milioni di persone, non di pochi reprobi. Molti padri, molte madri, molti nonni e molte nonne degli attuali “antifascisti” furono con-tacenti e collaboratori passivi del regime. Questo non li rende delle cattive persone. E’ troppo facile criticare chi vive sotto la minaccia della canna del fucile quando si ha la fortuna di vivere in una situazione di relativa libertà.
Dal mio punto di vista, il nuovo papa non è criticabile per il suo passato ma per il suo futuro: ovvero per la sua decisione di puntare su una sorta di retorica neo-pauperista. Non si può essere a capo di una delle più potenti organizzazioni mondiali, la Chiesa Cattolica, e parlare credibilmente di povertà. Anche perché, in un momento in cui stiamo diventando effettivamente più poveri, c’è il rischio di rivalutare involontariamente la povertà come modello di vita (Cristo come paradigma di un modo di vita povero), cosa che si incastrerebbe perfettamente nel piano neoliberista di smantellamento dello stato sociale ed eliminazione della classe media che è sotto agli occhi di tutti e che ha da sempre proclamato che ai poveri ci devono pensare i privati e le onlus. In un paese che voglia essere una democrazia avanzata, invece, il diritto ad un’esistenza degna (e quindi con mezzi materiali adeguati a vivere un’esistenza degna) è ancorato nella Costituzione ed è, in fondo, il principale elemento che giustifica l’obbedienza del cittadino alle leggi dello Stato. In altre parole, se ci sono ancora dei poveri, questo significa che lo Stato non sta adempiendo al principale dei suoi doveri.
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REPOST – Il tradimento, destino degli italiani

Articolo di IDA MAGLI tratto da questa pagina del sito Italiani Liberi

Tragico destino degli Italiani essere sempre traditi da coloro che dovrebbero difenderli! Tragico destino degli Italiani essere sempre traditi da coloro in cui avevano riposto l’ingenua fiducia di essere finalmente salvati da questo stesso terribile destino! Sono trascorsi soltanto pochi giorni da quando avevamo esultato per l’arrivo in Parlamento dei giovani, ingenui, entusiasti seguaci del movimento a Cinque Stelle ed ecco che alla prima votazione anch’essi ci hanno tradito.

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EDITORIALE – Con la scusa della lotta all’evasione, i nostri soldi a disposizione di lorsignori

Cipro piange. E noi piangiamo con Cipro. Con la scusa della lotta all’evasione hanno obbligato i popoli del sud a mettere tutti i loro risparmi in banca dove vengono sorvegliati a vista. Ma il vero scopo non era lottare contro l’evasione, che ha altre strade,  altri mezzi e colossali coperture politiche, ma essere certi che quando lo si vorrà (e prima o poi lo si vorrà) si potrà colpire e affondare le sostanze dei cittadini  impunemente e nel giro di pochi secondi. Noi italiani abbiamo ancora troppo vivo il ricordo del mordi e fuggi effettuato dal governo Amato. Quanto accaduto a Cipro è ancora più grave perché significa un cambio di strategia globale da parte degli affamatori dei popoli dell’Europa del Sud. Gli affamatori hanno capito che coi mega-prestiti sottoposti a condizioni capestro generano recessione e rivolte sociali. Ora sperano che col mordi e fuggi elevato al quadrato si possa far male una volta sola, come quando si recide a un paziente un arto per salvargli la vita. Peccato però che lo stupro di Cipro, come è giusto che sia ricordato in futuro, avrà delle conseguenze incalcolabili per tutti gli altri paesi dell’eurozona. I sommovimenti ribellisti di ogni tendenza ne usciranno rinforzati, la popolazione correrà a ritirare i propri soldi, l’atmosfera di sfiducia si accentuerà sempre di più e il momento del redde rationem, qualunque esso sia (non lo sappiamo) si avvicinerà a tappe forzate.
Per Cipro (e per Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia) aver perso la propria sovranità significa anche questo: che dei burocrati di alto bordo si arrogano, senza essere stati neppure votati da noi, di prendere le decisioni che solo un esercito invasore può prendere sulla carne viva di un popolo, ma solo dopo averlo vinto sul campo di battaglia.

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COMMENTI A CALDO – Ciprioti nello schiaccianoci dell’Unione Europea

Commento lasciato su questa pagina del Fatto Quotidiano

Chiaramente una decisione gravemente punitiva nei confronti del popolo cipriota, Merkel e soci hanno colpito ancora rendendo ancora meno investibile la zona euro nel suo complesso. A questo punto vedo che la strategia dello schiaccianoci si sta compiendo inesorabilmente. Ossia, per esser chiari, se un italiano lascia i suoi soldi in banca rischia quello che è capitato ai ciprioti, se li porta all’estero legalmente li deve dichiarare sul modello Unico e se li dichiara il governo italiano potrà imporgli di pagare ugualmente la sua quota di esproprio, quando decidesse di colpire, perché anche se i soldi sono all’estero la casa del cittadino è in Italia e su quella lo stato potrebbe rivalersi. Insomma l’unico modo per la noce di sfuggire al suo destino di stritolamento sembra essere quello di non detenere più proprietà in Italia e, al limite, di andare a vivere in un altro paese che non faccia parte della zona euro. Un sito per facilitare l’emigrazione delle noci? Potrebbe essere un’idea…

 

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COMMENTI A CALDO – E dalli con l’economia!

Commento lasciato sul sito di Rifondazione Comunista

Il Sole 24 Ore, durante le fasi più drammatiche della crisi del debito, aveva creato una rubrica per i vari articoli che pubblicava sull’argomento: “Salviamo l’euro”. Delle popolazioni che hanno l’euro, però, se ne infischiava altamente, l’accento non era mai posto sulla dimensione umana del problema. Analogamente qui non si tratta di decidere se l’economia vada meglio quando si fanno morire i poveri di fame o quando li si sovvenziona affinché non muoiano di fame. Per una persona normale, è evidente che non si DEVONO far morire i poveri di fame, che farli morire di fame è perverso, aberrante, disumano, ingiusto e inaccettabile. Il solo posto dove metterei un economista che la pensi diversamente (e che cioè pensi che, in nome della teoria economica, si possano far morire i poveri di fame), è a fare un altro lavoro.

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STATO DI CRISI – ReFood per cibare i nuovi poveri

A Lisbona è nata una nuova iniziativa social imperniata sul sito www.re-food.org e su pagine di FaceBook e Twitter. In un paese come il Portogallo, tra i più devastati dalle politiche di austerità, qualcuno si è posto il problema di come riutilizzare il cibo in sovrappiù dei ristoranti, normalmente destinato ad essere buttato via, per destinarlo invece a chi ha difficoltà a mettere insieme un pasto. Ecco come viene descritta l’iniziativa, creata da un americano e che vanta già 200 volontari e 50 ristoranti aderenti:

Re-food é um projecto sem fins lucrativos, criado para servir como um instrumento para redireccionar refeições (sobras) para pessoas que passam fome.
TRADUZIONE: Re-food è un progetto non a scopo di lucro creato per servire come strumento volto a convogliare avanzi di pasti a persone che soffrono la fame.

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COMMENTI A CALDO – Ebrei e omofilofili

Commento lasciato sul sito Huffington Post

Gli ebrei in America erano discriminati massicciamente fino alla seconda guerra mondiale ma, dopo la nascita dello stato di Israele, sono diventati una categoria prediletta e, negli ultimi dieci o vent’anni, non si può più parlare di loro in modo normale perché al minimo accenno di critica qualcuno comincia a parlare di antisemitismo, di boicottaggio o di azioni legali vere e proprie, con il che l’avversario dialettico è costretto al silenzio. Oggi sta succedendo la stessa cosa con gli omofilofili (greco per “gay”), che giustamente, dal loro punto di vista, approfittano del vento a favore per estendere il più possibile il loro potere, che è anche potere di interdizione in modo che nessuno possa mai più né criticare né discutere di certi argomenti. La discussione, infatti, è già un primo passo verso la critica che, a sua volta, è un secondo passo verso la revoca di diritti ottenuti a prezzo di decenni di lotte e di tragedie. Per ragioni comprensibili, dunque, le collettività che sono state trattate brutalmente nel corso della storia non dimenticano e, con la paura ancora sottopelle, non esitano a usare i cannoni contro le mosche per timore che sotto le mosche ci celino magari degli squali travestiti. C’è però anche un contrappasso. La gente ridotta al silenzio non è stata convinta ma, a sua volta, costretta e, alla prima occasione, si ricorderà di come è stata trattata e reagirà. Per evitare questo contrappasso, si è inventata una cosa che si chiama comprensione reciproca. Utilizziamola!

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COMMENTI A CALDO – Montismo bipartisan

Commento lasciato sulla seguente pagina del Fatto Quotidiano 

Berlusconi, nella fase precedente all’avvio della campagna elettorale, aveva cercato di spingere per un accordo con Monti. Quanto a Bersani, lo abbiamo visto riaffermare a più riprese che avrebbe fatto un governo assieme a Monti. Più chiari di così! Se Monti è un uomo della Merkel, né Berlusconi né Bersani sono diversi da lui. Il problema sono invece gli elettori di sinistra, numerosissimi, che non lo capiscono. C’è molto accanimento contro Berlusconi, entrato nella fase discendente della sua parabola. Vorrei che gli elettori di sinistra avessero pari accanimento contro Bersani, D’Alema e altri personaggi che non differiscono in nulla da Berlusconi rispetto alla questione fondamentale: se sono a favore o no di un neoliberismo ammazzapopoli. Non si tratta di capire se il neoliberismo è vincente (perché è fin troppo ovvio che in questo momento lo è), ma di sapere se la cosa sta bene ai leader della sinistra, della destra e del centro. Tanta parte del popolo di sinistra è ancora impelagata nei classici argomenti anti-Berlusconi (le leggi ad personam, il conflitto di interesse, la sua non eleggibilità perché titolare di concessioni) e non si è resa ancora conto che le leggi ad personam, i conflitti di interesse eccetera hanno un gradimento bipartisan e fanno comodo a tutta la casta.

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LETTURE ESTERE – Occhio ad Orbán!

Sul sito Handelsblatt, equivalente tedesco del Sole 24 Ore, compare un articolo su un’altra delle varie innovazioni che Viktor Orbán (ovvero Orbán Viktor, come si dice in ungherese dove il cognome precede sempre il nome e, addirittura, papa Francesco I si chiama I. Ferenc!) sta introducendo nel suo tentativo non si sa bene se di smantellare dall’interno l’Unione Europea o se di creare una sorta di sovranità parallela. In questo caso si tratta della creazione di una banca di stato ungherese con poteri autonomi. Qualunque sia il giudizio su Orbán e le sue propensioni conservatrici, credo che nell’ottica del recupero della sovranità anche da parte del nostro paese le sue mosse vadano osservate con molta attenzione a prescindere dal giudizio di merito sulle cose che fa. Dopo tutto, quando piove si apre l’ombrello indipendentemente dalle proprie opinioni politiche e mi sembra che salvare la sovranità italiana, cosa tutt’altro che semplice nel pasticcio in cui si siamo messi da soli, giustifichi anche il gettare uno sguardo curioso sul giardino del vicino, per quanto antipatico o simpatico ci possa risultare. Quello che ci deve interessare è il metodo e non i contenuti. Vanno poi ovviamente seguite con attenzione le contromosse dell’Unione Europea nei confronti delle “innovazioni” di Orbán per capire fino a dove si può tirare la corda. Per quanto riguarda l’Italia, l’introduzione di una moneta parallela all’euro, che io chiamo eurolira, e che servirebbe prevalentemente negli scambi interni di prodotti e servizi che non comportino utilizzo di componenti estere, sembra un progetto fattibile anche dall’interno dell’Unione Europea. Se Amazon in America può creare i suoi coins, noi italiani avremo pure il diritto di giocare con le eurolire, no?

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LETTURE ESTERE – In Argentina il nuovo papa non solleva entusiasmo

Come è desumibile da una serie di articoli letti sul quotidiano La Nacion, tra cui questo, non vi è molto entusiasmo nei circoli governativi e, negli ambienti dell’opposizione, si tratta più che altro di di una gioia di natura poco religiosa ma quasi revanscista. L’elezione del nuovo papa è infatti considerata da molti in Argentina come un evento politico anziché religioso, come una sorta di smacco al governo in carica di Cristina Kirchner e un importante appoggio all’opposizione. I rapporti fra Francesco I e il governo sono da anni improntati a freddezza quando non aperta ostilità. Cristina Kirchner ha scritto una lettera al nuovo papa che si limita al minimo in quanto a effusioni. Come afferma un osservatore: ”Es la primera vez en más de 2000 años de historia que se elige un Papa de América, la primera vez que es argentino y solo hay un saludo protocolar, sin afecto ni alegría de ser Cristina el primer mandatario que saluda la designación de un Papa argentino. Hizo lo correcto, pero nada más”. Ossia: è la prima volta in più di 2000 anni di storia che si elegge un papa americano, la prima volta che si tratta di un argentino e quello che vediamo è solo un saluto protocollare, senza affetto né gioia per il fatto che Cristina Kirchner è la prima leader politica (della storia) a salutare la nomina di un papa argentino. Ha fatto quello che doveva fare, ma nulla di più.”

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STATO DI CRISI – Mario Soares indignato

Tra i paesi che l’Unione Europea  ha colpito e affondato, come nelle battaglie navali, il Portogallo è quello che, dopo la Grecia, sta soffrendo di più. I vecchi leader della sinistra come l’ex-presidente portoghese Mario Soares non si sono fatti irregimentare e vedono chiaramente la situazione di catastrofe provocata ad arte. In un articolo dell’Expresso Mario Soares parla di profonda tristezza e disperazione nel popolo portoghese il cui governo si rifiuta di dare ascolto ai propri cittadini e non dice una parola, come se non stesse succedendo nulla. Soares aggiunge che il governo non sta neppure a sentire gli appelli del Presidente della Repubblica attuale e continua a ignorare il flagello della recessione e della disoccupazione nonostante quello che aveva promesso in campagna elettorale. Recentemente Soares ha lanciato una petizione per le dimissioni dell’attuale primo ministro, Pedro Passos Coelho.

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PENSIERI SULLA VIA DI DAMASCO – Lo schiaccianoci

Lo schiaccianoci è l’Unione Europea e le noci siamo noi.

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POWEROLOGY – Che cos’è l’errorismo

L’errorismo (induzione in errore) è un concetto di Powerology definibile come l’atteggiamento di chi, volutamente, congegna una legge, una norma, un’istruzione o una direttiva in modo tale da renderne molto difficile il rispetto da parte del cittadino. L’errorismo fa parte della blacklist dei concetti politico-legali di Powerology e che giustificano l’attribuzione di un giudizio di “manifesta inciviltà” nei confronti degli stati o degli enti di potere che mettono in atto i comportamenti erroristici.

Esempi di errorismo:

- nel Codice della Strada è erroristica la norma che obbliga a mantenere sempre e in tutti i casi la distanza di sicurezza. Per esempio, nelle situazioni di coda, molto frequenti nelle grandi città o in caso di incidenti, nessun autoveicolo può realisticamente mantenere la distanza di sicurezza dal veicolo che lo precede, il che espone il cittadino a un errore di cui non ha alcuna responsabilità e che potrà invece renderlo punibile anche in modo molto severo.

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COMMENTI A CALDO – Giornalisti quarto potere?

Commento lasciato su questa pagina del sito Huffington Post

La terzietà manca perché chi detiene il potere conosce l’importanza fondamentale del giornalismo per implementare i propri scopi tattici e strategici. La contraddizione del lavoro del giornalista è che, pur essendo teoricamente considerato un quarto potere, lavora solitamente alle dipendenze di un padrone privato che fissa la “linea editoriale”, ossia mette i paletti riguardo a ciò che si può o non si può scrivere. E con ciò stesso rende problematica l’esistenza stessa del “potere” del Quarto Potere. Alla fine il giornalista non può nulla salvo obbedire. Questo è il motivo di principio per cui la professione giornalistica non è degna di molto rispetto.

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CIVILTÀ FISCALE – Sul concetto di elusione

Se io decido di andare su una strada normale mentre avrei potuto prendere l’autostrada si tratta di elusione perché ho fatto in modo di non dover pagare il pedaggio? E il fisco farebbe bene a punirmi? Sarei un criminale? Verrei additato al pubblico ludibrio? Sarei stato così irresponsabile da aver fatto mancare allo Stato delle entrate che servono a pagare le pensioni e gli stipendi dei medici e degli infermieri?

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PRIVI DI PRIVACY – In futuro saremo più sorvegliati

Lo dice nientemeno che un articolo del Corriere del Ticino  che ci conferma che in futuro perfino in Svizzera la posta, i telefoni, i pc e le conversazioni potranno essere sorvegliati dai servizi segreti elvetici in caso di “sospetti di attività terroristiche, spionaggio, commercio illegale di armi chimiche o nucleari, attacchi a infrastrutture sensibili oppure agli interessi nazionali.”
In pratica non ci sono limiti perché basta il “sospetto” e perché i cosiddetti “interessi nazionali” sono un concetto molto elastico, specie quando non vengono sottoposti ad un controllo democratico e sono stabiliti in segreto e, magari, dietro pressioni di potenze straniere. Insomma, il tutto mi sembra una fragile scusa per eliminare anche in Svizzera diritti che si ritenevano acquisiti come la privacy della propria corrispondenza.
A questo punto mi vien fatto di pensare che certi diritti fondamentali che consideriamo delle conquiste irrinunciabili ci vennero accordati in passato non perché i governi di allora fossero più generosi, liberali o illuminati di quelli attuali, ma perché, più semplicemente, allora non esistevano ancora le tecnologie di controllo totale che sono disponibili oggi. E così anche la Svizzera entra a far parte di quella triste comitiva di paesi a democrazia tarpata che si contrappone ai paesi a democrazia inesistente senza che si riesca bene a stabilire in che cosa consista la differenza tra l’una e l’altra categoria.

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RI-COSTITUZIONE – Art. 1

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

LA MIA CRITICA

  1. “fondata sul lavoro” è una formulazione retorica che potrebbe applicarsi tanto all’America dello schiavismo quanto alla Cina di oggi. Anche gli schiavi lavorano, anche la gente non pagata lavora. Che qualcosa sia “fondato sul lavoro” non è di per sé una garanzia che il lavoro di cui si parla sarà remunerato, dignitoso, sicuro per la salute, non eccessivo nella durata e nella quantità, e che, infine, darà abbastanza da vivere al lavoratore e alla sua famiglia. Valutazione: da modificare
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STATO DI CRISI – Salario minimo più basso d’Europa in Portogallo

Nell’articolo dell’Expresso di oggi, si parla del fatto che in Portogallo si registra oggi il salario minimo più basso d’EUropa.

Portugal tem dos mais baixos salários mínimos da zona euro: 565,8 euros por mês ou 485, se se retirar os subsídios de férias e de Natal.
TRADUZIONE: Il Portogallo detiene due record per quanto riguarda i salari minimi della zona euro: 565,8 euro al mese oppure 485 se non si prendono in considerazione i pagamenti salariali a titolo di ferie e di festività natalizie.

Se poi si deducono da queste cifre i contributi il salario minimo può arrivare a 433 euro netti il che lascia ben 500.000 lavoratori a cavallo della soglia di povertà.

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TROIKA NEWS – Irlanda, la Troika lascia dietro di sé solo rovine

Nell’articolo del quotidiano tedesco Die Welt (il mondo) si parla dei risultati del piano di aiuti all’Irlanda capitanato dalla Troika (Commissione Europea + FMI + BCE). Nell’articolo si dice espressamente che

Ende des Jahres läuft Irlands Hilfsprogramm aus. Doch für die Menschen ist die Krise längst nicht vorbei, sie kämpfen gegen “ökonomische Euthanasie”.
TRADUZIONE: Alla fine dell’anno termina il programma di aiuto economico all’Irlanda. Tuttavia per la gente la crisi è tutt’altro che finita, devono lottare contro l’eutanasia economica.

Nell’articolo si menziona anche la torta regalata dagli irlandesi ai tedeschi come forma di protesta in occasione del 60esimo anniversario dell’accordo sul debito di Londra. Un accordo che concesse ai tedeschi l’abbattimento del loro debito del 50%. Ovvia l’amara ironia, se si pensa che la Troika non solo non ha fatto alcun tipo di sconto agli irlandesi ma si è anche fatta pagare salatamente gli interessi sul denaro prestato. Chi critica la Troika fa notare che, secondo stime, da qui al 2030 il 30% del prodotto interno lordo irlandese sarà destinato al ripianamento del debito. Frau Merkel è felicissima dell’esperimento irlandese. Noi (e gli irlandesi) un po’ meno.

Consigliamo senz’altro la lettura dell’articolo. Con Google Translate o Microsoft Bing se ne può ottenere una traduzione che consentirà di capirne il significato senza troppi problemi.

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DIGITALIA – Au.Gu.Sto, un bel progetto ma…

AU.GU.STO “nasce come progetto di de-materializzazione con l’obiettivo di salvaguardare il patrimonio culturale e storico e divulgarne i contenuti attraverso la consultazione gratuita via Internet dell’intera raccolta della Gazzetta Ufficiale Storica, a partire dal 1860 fino all’ultima Gazzetta del Regno d’Italia (1946), per un totale di circa 660 mila pagine.”

Si tratta di un’eccellente e benemerita iniziativa che ha il vantaggio, oltretutto, di essere gratuita (mentre ricordiamo che la Gazzetta Ufficiale Online ha una politica di gratuità non molto soddisfacente, limitandosi a pubblicare in modo gratuito ogni nuova legge per soli 60 giorni, dopo di che la legge è consultabile solo nella parte a pagamento del sito).

Tra l’altro, la riproduzione dei testi in formato elettronico è consentita liberamente purché venga menzionata la fonte e il carattere gratuito del progetto.

L’unico aspetto non chiarito (e sarebbe meglio farlo esplicitamente) è che uno degli scopi dell’iniziativa è quello di far risparmiare allo Stato e alle amministrazione pubbliche lo spazio di archiviazione di decenni di Gazzette Ufficiali. Non vorremmo infatti che la digitalizzazione costituisca un motivo per far andare al macero i documenti veri perché altrimenti chi ci garantirebbe più da eventuali manipolazioni? Si dia almeno alle amministrazioni la possibilità di vendere le collezioni ai privati!

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COMMENTI A CALDO – Stati Uniti in ritirata, le conseguenze

Commento alla pagina seguente del sito Tribuno del Popolo in cui si documenta la trasformazione già avvenuta dell’Ungheria in un paese che non si riconosce più nei principi fondanti della democrazia

Gli Stati Uniti non sono più il gendarme del mondo. Il loro potere economico sta diminuendo e con esso anche il potere politico. Il ritiro degli Stati Uniti dalla gestione dell’Europa è palpabile in tanti fatti. La Germania ha ripreso il tradizionale ruolo egemone, la Francia è stata apripista negli interventi militari degli ultimi anni, l’Ungheria fa quello che vuole, la Catalogna è pronta alla secessione mentre l’Unione Europea non sa far di meglio che stritolare le economie e i diritti sociali dei paesi del sud, dalla Grecia all’Italia mentre la Cina sta facendo shopping di aziende, porti e altre installazioni strategiche in Europa, Africa e Sud America. Come al solito, i governanti italiani sembrano più attenti a trovarsi dei nuovi padroni da servire che di approfittare della debolezza del gendarme americano per farci ridiventare un popolo libero e sovrano. 

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LETTURE ESTERE – Fare come fanno i cinesi

Segnalo un interessante articolo su The Register . Si parla del fatto che in Cina il governo stia facendo di tutto per contrastare la supremazia di Google nel settore mobile. Google viene tra l’altro accusato di frapporre ostacoli alla condivisione del codice open-source su cui è basata la maggior parte del sistema Android.  In risposta a questa insoddisfazione la Cina sta cercando di spingere le aziende del proprio paese a investire in varianti di Android o, addirittura, a sviluppare un sistema operativo completamente nuovo. Fin qui l’articolo.
Sul tema osservo che l’aver lasciato alle aziende americane il dominio assoluto nel settore informatico è stato un errore catastrofico dell’intera EUropa perché genera un trasferimento di denaro a senso unico, dalle tasche di italiani, spagnoli, tedeschi, francesi eccetera verso gli Stati Uniti. Mentre dagli Stati Uniti ritornano ai vari paesi solo le briciole e, a volte, nemmeno quelle. Perfino i call center che rispondono via mail sono spesso composti da personale italiano, francese, tedesco eccetera che risiede in paesi a bassa fiscalità come l’Irlanda, il Lussemburgo e altri. Di tutto questo flusso di denaro l’Italia non vede una lira.

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STATO DI CRISI – Rabbia in Portogallo

Sull’Expresso online di oggi, Vasco Lourenço, uno dei protagonisti della rivoluzione dei garofani e presidente dell’Associazione 25 Aprile, ha parole di fuoco contro la classe politica portoghese. Accusa il ministro della difesa Aguiar-Branco di voler distruggere le Forze Armate e afferma senza mezzi termini che l’attuale governo “è venduto alla finanza internazionale” (vendido à finança internacional”), “non è per niente patriottico, anzi al contrario” (não é nada patriota, antes pelo contrário) e “la mia speranza è che i portoghesi siano capaci di prenderli e portarli in prigione perché i crimini che si stanno commettendo non devono rimanere impuniti” (A minha esperança é que os portugueses sejam capazes de correr com eles e levá-los até à prisão, porque os crimes que se estão a cometer não devem ficar impunes). Per quanto riguarda il ministro della difesa Aguiar-Branco dice: “Non conosco nessuno che abbia fiducia in lui. Nessuno. Questa cosa (governare NdT) non è la stessa cosa che stare in uno studio di avvocati nella città di Porto. Deve fare uno sforzo per imparare. Siamo tutti molto preoccupati, molto feriti, molto offesi.” (Não conheço ninguém que tenha confiança nele. Ninguém. Isto não é a mesma coisa que estar num gabinete de advogados no Porto. Tem de se fazer um esforço para aprender. Estamos todos muito preocupados, muito magoados, muito ofendidos).

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RICORDARE IL NAZISMO – Piano Generale Est

Da Wikipedia, per non dimenticare:

Generalplan Ost (GPO) fu un progetto nazista per realizzare la teoria di Hitler sul nuovo ordine delle relazioni etnografiche nei territori occupati dell’Europa orientale durante la seconda guerra mondiale. Il piano fu una serie di scritti e documenti stilati a partire dalla primavera del 1940 da parte del RKFDV, dell’RSHA e dell’Istituto di Ingegneria Agricola dell’Università di Berlino, commissionato tra il 1940 ed il 1942 da Heinrich Himmler e, successivamente anche dall’ideologo nazista Alfred Rosenberg; Con l’andamento negativo della guerra per la Germania, il progetto venne sospeso nel 1943; tuttavia non è sopravvissuta alcuna copia del documento, e pertanto il progetto può essere ricostruito solo sulla base di appunti e idee astratte. Il Generalplan Ost era parte del progetto del Lebensraum (spazio vitale) e costituiva il completamento dell’ideologia di stato del Drang nach Osten.

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LETTURE ESTERE – Il nuovo business model degli alberghi USA: la truffa

Da quando gli stati hanno deciso di non regolamentare più nulla nel rapporto fra aziende e consumatori molti operatori economici si stanno lasciando tentare dal modello di business iniziato dalle società di telefonia e proseguito con le compagnie assicurative e le compagnie aeree: l’induzione in errore del consumatore al fine di spillargli quattrini. A giudicare dal recente articolo del Washington Post questo modello di business è stato ultimamente abbracciato entusiasticamente dagli albergatori americani. Nell’articolo viene presentata una galleria degli orrori che toglierebbe a chiunque la voglia di soggiornare negli hotel americani: dal parcheggio dal costo stratosferico al minibar sovraprezzato, dall’obbligo di pagare per servizi extra che non ci interessano fino ad arrivare a fatturazioni ingenti per consumazioni mai effettuate.
Approfondendo l’argomento nei commenti dei lettori in fondo all’articolo risulta che i motel, a differenza degli hotel, non si sarebbero per ora riconvertiti all’avvoltoismo degli alberghi e sono dunque la meta da preferire per eventuali soggiorni americani.
Chissà se in Italia sta succedendo la stessa cosa…

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COMMENTI A CALDO – Costituzione e sovranità

Commento lasciato su questa pagina dell’Huffington Post e ripubblicato qui con alcune modifiche

Parlare di cose che si possono o non si possono fare è quasi uno scherzo tenendo conto di tutte le cose che non si potevano fare a norma di Costituzione e che si sono fatte ugualmente. Non a caso Marco Pannella, senza inventarlo, rese popolare il termine di “costituzione materiale” per indicare quello che davvero si fa rispetto a quello che si sarebbe dovuto fare. In tutti i casi, c’è sempre modo di trovare uno o più costituzionalisti che la pensano diversamente del bloggista dell’Huffington. Ogni volta che si chiede un parere a un costituzionalista bisognerebbe chiederlo a 10 altri (e meglio ancora a tutti, visto che si tratta di un gruppo abbastanza ristretto). Solo allora si saprebbe che cosa è possibile o impossibile fare e, soprattutto, quale stupenda armonia regni tra i costituzionalisti. Questo da solo ci farebbe capire come sia illusorio pretendere da loro risposte che non possono dare. Se Napolitano scarta delle soluzioni non è perché sono incostituzionali ma perché sa che accelererebbero il processo che sta portando il Movimento Cinque Stelle ad essere partito di maggioranza assoluta in Italia. Altrimenti, se fosse per lui, è probabile che riconfermerebbe Monti indipendentemente dal fatto se la cosa sia costituzionale o no. La Costituzione è una cosa seria (se lo è!) solo nei paesi che hanno una sovranità effettiva mentre nei paesi che hanno una sovranità di cartapesta (vedi la nostra prematura cessione di sovranità all’UE e la perdurante presenza sul nostro territorio di truppe straniere che rende l’Italia poco più che un protettorato) la Costituzione è vista dai politici come una foglia di fico, a volte ingombrante, a volte lillipuziana, ma quasi sempre bypassabile senza grossi traumi.

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COMMENTI A CALDO – Con il marketing non si rifonda nulla

Ho scritto questo commento in risposta al seguente articolo pubblicato sul sito di Rifondazione Comunista. Lo ripubblico qui con delle minime modifiche.

L’articolo è interessante ma non è comunque una buona analisi. Un partito non deve fare marketing, se il motore del partito è il marketing (ossia se si devono dire le cose che l’elettorato vuole sentirsi dire) allora significa che l’anima del partito si è già vaporizzata. Il marketing, infatti, consiste nel cercare di convincere qualcuno con le parole anziché con i fatti, sfruttando la micidiale potenza della retorica. Certo, funziona, come sanno bene le aziende che producono dentifrici o panettoni. Ma funziona a un livello solo superficiale perché un qualsiasi altro brand che spenda più soldi nella prossima campagna finisce per rubarti il cliente. La politica, quindi, se vuole avere risultati duraturi, deve lavorare sui fatti e convincere con i fatti.
Il Movimento 5 Stelle è contrario al finanziamento dei partiti ma non l’ha solo detto, l’ha anche dimostrato con le elezioni siciliane rinunciando al rimborso elettorale. Erano decenni che un partito non faceva seguire alle promesse i fatti. Quando c’è stato il fatto, c’è stato anche il boom di Grillo.
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COMMENTI A CALDO – I grilli parlanti e il Grillo reale

Dopo aver per anni ignorato Grillo e dopo averne parlato male dopo la sua ascensione in politica, ora molti giornalisti e uomini politici (ma soprattutto giornalisti) si sentono obbligati, non fosse altro che per precisi ordini di scuderia, a parlarne bene – perfino all’eccesso – con lo scopo di orientare questo scavezzacollo privo di esperienza verso un cammino di lungimirante saggezza politica. Peccato che lo scavezzacollo abbia dimostrato di intendersi di politica più di tutto l’establishment italiano messo insieme visto che in tre anni è passato dall’essere nulla ad essere il primo partito nazionale e, si badi bene, senza neppure fruire di comparsate televisive o di costose campagne elettorali finanziate generosamente dai contribuenti tramite i rimborsi elettorali. Quello del grillo parlante è ormai un mestiere obsoleto, perché dal grillo metaforico si è passati inopinatamente al Grillo reale. Che non solo parla, ma anche agisce.

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LETTURE ESTERE – I veri clown siamo noi tedeschi

Jakob Augstein, un famoso editorialista dello SPIEGEL figlio del fondatore della rivista e noto per il suo anticonformismo, ha scritto un articolo interessante in cui loda la Svizzera per la decisione referendaria di dare agli azionisti di una banca il potere decisionale sugli stipendi dei manager. Dice fra l’altro: “Svizzera fortunata! A volte si deve proprio invidiare questo paese per la sua democrazia.” Ma non è questa la cosa che ha attirato la mia attenzione: quando in un articolo pubblicato sullo Spiegel Online si leggono cose del tipo “Merkels Sparkur ist die Hölle (la cura basata sull’austerità della Merkel è l’inferno) oppure “Es ist nicht nur “unser” Euro” (l’euro non appartiene solo a noi tedeschi) non si può fare a meno, come italiani, di drizzare le orecchie. Il seguito dell’articolo, è pura musica per le mie orecchie. Ci fa ricordare che non esiste solo la Germania della Merkel ma che esiste anche una forte opposizione alla Merkel e a Peer Steinbrück (che è un socialdemocratico sui generis, visto che è stato ministro delle finanze della Merkel al tempo della grande coalizione alcuni anni fa). La vittoria di Grillo sta evidentemente creando delle dinamiche in molti paesi d’Europa ma le onde d’urto che arrivano anche in Germania sono senz’altro le più importanti da seguire. Restiamo sintonizzati!

PS Per capire l’articolo di Augstein, basta utilizzare i motori di traduzione Google Translate oppure Bing.

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COMMENTI A CALDO – Contro sbarramenti e meccanismi premiali

Non mi sembra affatto anormale, l’anomalia pazzesca è altrove. La grande maggioranza alla Camera del PD (come quella del PDL alle elezioni precedenti) è frutto di un meccanismo premiale assolutamente antidemocratico che è dentro al Porcellum come anche dentro a tantissimi altri modelli elettorali in giro per il mondo e che dimostrano solo una cosa: che i politici e i commentatori politici non capiscono molto dello spirito della democrazia e preferiscono affidarsi a giochini statistici che creano barriere all’ingresso o premi all’uscita falsando completamente il risultato elettorale perché fanno sparire magicamente dal Parlamento, come un prestigiatore, le minoranze, i dissidenti, i partiti settoriali o locali. Guardate però cosa può succedere quando si rinuncia al criterio della più stretta proporzionalità tra numero di voti e numero di seggi e si introducono invece sbarramenti e premi di maggioranza: che Grillo, con una manciata di voti in più, avrebbe potuto già oggi essere nella posizione di chi ha la maggioranza assoluta nel Paese. Avrebbe già potuto avere l’Italia in mano. Ci si dice democratici e poi si è a favore degli sbarramenti al 4, all’8, al 10%: ma cosa sono gli sbarramenti elettorali se non esclusioni di fette ingenti di elettorato che non avranno più dei loro rappresentanti (e quindi voce in capitolo) in seno al parlamento e non eserciteranno più quella funzione moderatrice e di controllo rispetto al partito che ha vinto le elezioni? Ci si dice democratici e poi si è a favore di premi stravolgenti per cui se hai un voto in più del tuo diretto concorrente hai il doppio dei seggi con tutti i rischi per la democrazia che la cosa comporta! Mi sembra che indignarsi solo per la coda del coccodrillo anziché per tutto il coccodrillo non sia prova di lungimiranza politica e civica.

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COMMENTI A CALDO – Classi in via di estinzione

Con la delocalizzazione e la deindustrializzazione tende sempre più a scomparire in Italia e in Europa la figura dell’operaio. Ecco qualcosa che forse Marx non aveva previsto. Non ho dubbi che se fosse tra noi avrebbe già provveduto ad adattare la sua teoria, per esempio definendo le classi non in relazione alla tipologia di lavoro che svolgono ma al potere che detengono nella società. A questo punto diventerebbe chiaro che oggi la lotta di classe non può più essere solamente quella di una classe in via di estinzione (quella degli operai) contro un’altra classe in via di estinzione (quella degli industriali, proprio a causa della delocalizzazione e deindustrializzazione). Le nuove classi in conflitto tra di loro possono essere un po’ più difficile da definire, potrebbero risultare più spurie e meno “granitiche” nelle loro fibre costitutive (per esempio, a tutta prima sembra ridicolo pensare che un piccolo industriale e un suo operaio possano far parte della stessa “classe”, ma di fronte al grande capitale e e alle minacce che incombono su entrambi è proprio così). In tutti i casi, dal mio ragionamento emerge che non è tanto come definiremo le nuove classi che conta. Quello che conta è la presa di coscienza che il marxismo non è morto ma non può essere applicato a una realtà in cui ormai vengono a mancare, in senso strettamente statistico, i principali protagonisti e vettori della contrapposizione al capitale.

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TROIKA NEWS – Insulti alla Troika in Portogallo

Nell’articolo del principale quotidiano online portoghese Expresso si può leggere la cronaca minuto per minuto delle manifestazioni di piazza contro la Troika, in visita attualmente nel paese lusitano. Il titolo dell’articolo era inizialmente “Troika, facista, assassina é a palavra de ordem na Avenida da Liberdade” (ossia: troika fascista e assassina è la parola d’ordine nell’Avenida da Liberdade). Secondo gli organizzatori la manifestazione ha portato in piazza 500.000 persone e molte stazioni del metrò di Lisbona sono rimaste chiuse per diverso tempo come misura precauzionale. Come si potrà notare andando alla pagina indicata, ora c’è un redirect che porta a una versione più recente della pagina dove il titolo precedente, evidentemente ritenuto troppo aspro o non più di attualità, è stato modificato in qualcosa di meno dirompente. Ecco comunque un video tratto da YouTube sulla manifestazione antitroika:

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REPOST – Eliminare l’IRAP e salvare le PMI

Avvalendomi della licenza Creative Commons ripubblico l’articolo seguente tratto dal Blog di Grillo. Essendo anch’io un piccolo (anzi minimo) imprenditore capisco benissimo certi problemi che, purtroppo, chi imprenditore non è fa fatica a capire. Bisognerebbe inventare un gioco alternativo al Monopoli per far capire di cosa si tratta veramente! Ecco comunque il post originale:

“Sono amministratore delegato di una media impresa (100 dipendenti) del commercio genovese. Sono considerate “medie” le imprese che hanno da 50 a 300 dipendenti, che quindi rappresentano un’ossatura decisiva per ogni Paese. L’irap peraltro introdotta da un governo di centro sinistra (Visco e Prodi, complimenti!) e ovviamente mantenuta nonostante le ridicole promesse dai governi Berlusconi, è una porcheria per altri 3 motivi, oltre a quello di tassare anche le perdite:
1) tassa di più le imprese che non attuano il labour saving, ossia tassa le imprese che hanno più dipendenti; è un’imposta in spregio ai principi della nostra costituzione;
2) è addirittura indetraibile dall’ ires (imposte sul reddito), per cui se un’azienda (con alto costo del lavoro) con fatica registrasse un moderato utile, a causa di questa schifosa indetraibilità incredibilmente andrebbe in perdita! faccio notare che questa porcheria dell’indetraibilità riguarda anche i costi per gli interessi passivi e per l’imu. Lo Stato bastona chi investe nei muri della propria azienda, chi assume dipendenti e chi paga tasse e fornitori ricorrendo ai prestiti bancari!
3) rappresenta un clamoroso regalo alle multinazionali, che, avendo all’estero buona parte del costo del lavoro e la quasi totalità degli oneri finanziari, si trovano con una base imponibile spesso più che dimezzata.
Oggi le medie imprese sono diventate deboli. Grazie ai nostri ultimi 3 governi stanno rischiando di scomparire. Non c’è più molto tempo. Le medie imprese stanno bruciando tutte le riserve.” Enrico GB

L’eliminazione dell’IRAP fa parte delle misure urgenti per le PMI proposte tramite sondaggio sul blog.

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COMMENTI A CALDO – La penalizzazione del denaro contante è un falso scopo

Credo che tutte le misure che sono state prese contro l’evasione, compresa la penalizzazione del denaro contante, siano un falso scopo. Non solo perché in quel modo non si recupera evasione (né piccola né grande) ma perché sono misure che si inseriscono in un progetto del tutto diverso. Di questo progetto neoliberista non conosciamo gli esatti dettagli, ma quello che sta accadendo davanti ai nostri occhi è coerente con l’ipotesi di una trasformazione dell’Europa in un’estesissima zona a bassi salari, nessun diritto dei lavoratori e povertà generalizzata, quello che io definisco “genocidio economico”. Tutte le misure prese dal governo Monti (ma anche dai governi Paulo Coelho in Portogallo, Samaras in Grecia e Rajoy in Spagna) vanno nel senso di creare un’atmosfera psicologica di assedio e paura del futuro che non può non comportare il crollo dei consumi e la recessione generalizzata che è poi l’esatto scopo del progetto neoliberista in atto.

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TROIKA NEWS – Pressioni su Atene

In Italia non abbiamo una percezione esatta di cosa sia la Troika (nome con cui si designano tre entità distinte: il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea) e di come si comporti. Per me che seguo giornalmente la situazione in Grecia, Portogallo e Spagna non ho dubbi su cosa sia la Troika. Basterà dire che per me occupa una posizione non irrilevante nella classifica dei più tragici errori della storia politica dell’umanità assieme a realtà che normalmente vengono più comunemente associate agli orrori delle guerre e delle occupazioni militari. Ma tutto questo non avviene né in Siria né in Afghanistan né in Cina o in India, avviene nella nostra EUropa (non è un errore di stampa, ma un gioco di parole visto che EU è la sigla inglese corrispondente a UE, European Union). In EUropa il quotidiano greco Ethnos (La Nazione) pubblica oggi questa news in cui fra le altre cose si scrive:

TRASCRIZIONE:
Avstirès proidopiìsis ya ti drastikì mìosi tu arithmù ton dimosìon ipalìlon apefthìnun to eurogroup kye to DNT liga 24ora prin apò tin èlefsi tis tròikas stin athìna. Diaforetikà tha lyfthùn epaxthì mètra.

TRADUZIONE:
Severi moniti per la drastica riduzione del numero di funzionari pubblici sono stati rivolti dall’Eurogruppo e dal Fondo Monetario Internazionale a meno di 24 ore dall’arrivo della Troika ad Atene. In caso contrario saranno presi pesanti provvedimenti.

Ossia la Grecia è il bambino piccolo che non vuole prendere la medicina amara. La cura consiste nel mandare per strada un cospicuo numero di dipendenti pubblici.Siccome la Grecia fa resistenza, la Troika ammonisce o minaccia. La Grecia, evidentemente, non è più una nazione sovrana, qualsiasi funzionario EUropeo la può schiaffeggiare impunemente. Vedremo anche in altre occasioni questo atteggiamento caratteristico della Troika. In EUropa succede anche questo.

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COMMENTI A CALDO – Un’EUropa di funzionari

Il 28 ottobre 2012, quando scrisse questo interessante articolo, Giuliano Amato poteva ancora farsi delle nobili illusioni se “siamo o non siamo favorevoli all’integrazione politica” nell’Unione Europea. Oggi, dopo le elezioni e il terremoto Movimento Cinque Stelle la risposta, nettissima, è che almeno noi italiani non siamo favorevoli all’integrazione politica. Peraltro se si potesse decidere al di fuori dei ricatti dei “mercati”, l’Unione Europea si scioglierebbe come neve al sole. Purtroppo qualcuno ha carpito la nostra fiducia, come sempre succede, e ci ha fatto credere ad un’Europa diversa, alla quale abbiamo dato un consenso entusiastico quanto del tutto disinformato su quelle che erano le vere dinamiche in atto. Oggi le uniche persone realmente a favore dell’Unione Europea sono gli alti e altissimi funzionari che, eseguendo lo spartito scritto per loro dai maestri cantori del neoliberismo e dalle lobby, hanno potere e stipendi eccelsi che non si meritano ma a cui non intendono rinunciare. Ecco perché non saranno mai loro ad aiutarci ad uscire dall’incubo.

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TROIKA NEWS – Dovete evacuare le isole con meno di centocinquanta abitanti!

Segnalo un interessante articolo sul Fatto Quotidiano che si riferisce, tra le altre cose, a una delle tante richieste che la Troika fa alla Grecia come precondizione per concedere i suoi prossimi aiuti economici. Non sembrano le condizioni capestro che una potenza vincitrice impone ad una nazione sconfitta militarmente? Anche questa è l’EUropa alla quale, secondo molti, dovremmo essere legati e affezionati!

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STATO DI CRISI – Video-intervista dello Spiegel a Gianpaolo Vitale

Segnalo una breve e interessante dichiarazione in italiano di Gianpaolo Vitale rilasciata a Der Spiegel Online. Traduzione del testo scritto sotto allo spazio in cui si visualizza il video:

Un esperto del Parlamento italiano spiega le elezioni italiane: “Il nostro paese ha bisogno di una rivoluzione” Raramente un’elezione italiana si è dimostrata così importante per il futuro: ritornerà il tanto temuto Berlusconi in Europa? O l’Italia, paese che preoccupa più di tutti, si deciderà per….

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COMMENTI A CALDO – Come avrebbe potuto vincere il PD

Spiego come il PD avrebbe potuto vincere alle recenti elezioni: sarebbe bastato annunciare che rinunciava ai rimborsi elettorali e questo gli avrebbe dato un 5-10% di consensi in più perché la gente avrebbe capito che il PD fa sul serio e ha intuito i nuovi venti che spirano. Chi nel PD parla di “costi della politica” è figlio del craxismo più scellerato mentre Grillo ha dimostrato che si può diventare prima forza politica di un paese senza spendere nulla se non i propri soldi e quelli dei propri attivisti. Lasciamo perdere le differenze di piattaforma, di ideologie e di convinzioni politiche: ma, dopo quello che Grillo ci ha fatto vedere, siamo almeno tutti d’accordo che si può diventare primo partito senza bisogno di far gravare i costi organizzativi dell’attività politica sul portafoglio dei contribuenti? E siamo d’accordo sul fatto che sarebbe molto meglio che il PD, anziché piangere sul latte versato, cercasse di ricostituire quel tessuto di attivisti che tutti i partiti, con le sciagurate leggi sui rimborsi elettorali, si sono affrettati a mandare a casa? Gli attivisti, tra l’altro, sono essenziali per esercitare quel “controllo di qualità” verso i vertici del partito che serve ad impedirne la deriva verso altri lidi (neoliberisti e classisti/elitari nel caso del PD) che poco hanno a che fare con lo spirito profondo dei simpatizzanti di questo partito.

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STATO DI CRISI – Lo scandalo della carne di cavallo

Oggi su Die Welt compare un articolo veramente chiaro su questo problema che fa capire che anche leggi più severe sul tracciamento non servono a nulla perché la realtà di oggi è che certe carni vengono mescolate più e più volte attraverso un giro di passaggi vorticoso che alla fine non permette di capire più nulla della loro reale provenienza.
Facciamo un esempio: i produttori A, B, C, D ed E consegnano gli animali macellati all’intermediario di lavorazione F che macina la carne e la mischia in un nuovo blocco in cui sarà impossibile capire, per ogni 100 grammi di carne, quanta provenga da A, quanta da B, quanta da C, quanta da D e quanta da E. A questo punto i controlli a ritroso sono impossibili perché come si fa a capire se l’eventuale carne di cavallo riscontrata in violazione di quanto riportato nell’etichetta del prodotto finale è stata prodotta da A, B, C, D od E?
L’illuminante articolo della Welt si trova qui:  http://www.welt.de/wirtschaft/article113623645/Wie-die-Deutschen-beim-Fleisch-betrogen-werden.html e si può tradurre in italiano automaticamente installando l’estensione gratuita Franker per i browser Safari e Chrome.
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COMMENTI A CALDO – Autarchia alimentare

Lo scandalo della carne di cavallo riscontrata in prodotti che non la dovevano contenere è un campanello d’allarme che ci deve spingere ad una riflessione. Ammettiamolo: in tempo di crisi, per un importatore italiano non esiste la possibilità concreta o la volontà di controllare i prodotti che vengono dall’estero. Quindi, senza voler boicottare nessuno, si tratta di capire che solo rivolgendoci a produttori locali siamo in grado di controllare il nostro cibo e ottenere allo stesso tempo uno standard qualitativo decente. Al momento, stiamo scontando il fatto che mano mano che l’eutanasia economica determinata dall’austerità a tutti costi produce i suoi nefasti effetti, oltri agli effetti visibili (licenziamenti, disoccupazione) ce ne sono di infiniti altri che sono poco visibili.
Per esempio, data la scarsità di denaro circolante e la paura del futuro, la gente si orienta ormai solo sui prodotti più economici e questo spinge le catene di supermercati a tirare il collo ai propri fornitori per abbassare sempre più i prezzi. I fornitori, a loro volta, reagiscono rivolgendosi alle offerte più allettanti provenienti da altri paesi e chiudendo un paio di occhi sui controlli, visto che i controlli costano e, in più, quando i controlli trovano qualcosa che non va, si è obbligati a trovarsi un altro fornitore e… a controllarlo.
Sono convinto che questa della carne di cavallo sia solo la punta dell’iceberg, non si tratta di un classico caso di “poche mele marce” ma di un intero settore che non ha più né tempo, né voglia, né soldi per controllare ciò che ci mettiamo in bocca. Il cittadino deve capire il disegno d’insieme e reagire di conseguenza dicendo il più possibile no ai cibi importati e sì ai cibi autoctoni, immediatamente controllabili, come l’uovo covato davanti ai tuoi occhi o quasi. Un tempo l’avrei definita una risibile utopia bucolica, oggi è diventata una necessità.

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